La figlia di Craxi non gli è stata a fianco ad accudirlo quotidianamente ad Hammamet, al contrario; non esiste nessun figlio di dirigente di partito che é andato in Tunisia e si è intrattenuto filmando il leader socialista della Milanodabere e come queste molte altre pagine della sceneggiatura del film nulla hanno a che vedere con la stretta cronaca degli ultimi

I film nipponici, é noto, richiedono pazienza, mente sgombra e attenzione. Così é anche per ritratto di famiglia con tempesta, bella pellicola “scritta, corretta e diretta” dal maestro Kore–Eda Hirokazu, come recitano i titoli di testa. E questa ironia resta poi sottesa per tutto il film, con aneddoti e piccoli accadimenti di vita quotidiana che risultano universali, vissuti ad ogni

Si deve essere divertito molto Georges Simenon a navigare per il Mediterraneo. Ne ha fatto articoli ben pagati, tanto più che pare non fosse propenso a far nulla senza che ne derivasse un ritorno. Ne ha quindi ricavato un libricino che li raccoglie “Il mediterraneo in barca”, corredato da allettanti foto di viaggio. Resta che quando ci si diverte molto

Non basta lo scamone di primissima scelta, i pelati più saporiti, la cipolla ramata di Montoro, la pazienza e tanta buona volontà per fare bene il ragù. E come funziona in cucina, così al cinema. Ci sono film da vedere perché hanno attori capaci, registi sperimentati, sceneggiatori sicuri, musiche delle mani più sapienti. Se poi provano a raccontare un pezzo

Meglio vederlo senza averne letto molto. C’è modo così di avvertire dapprima il leggero fastidio di un titolo che appare come volutamente accattivante, nell’accostamento di due termini inconciliabili, vizio e speranza, salvo poi ricredersi e non per la svelata paternità della citazione: é di Giorgio Scerbanenco, scrittore, come riporta la pellicola al principio, in esergo. Più per qualche cosa d’altro.

Non è necessario essere in tutto d’accordo con le analisi e le considerazioni di Alessandro Barbano per apprezzare “Troppi diritti. L’Italia tradita dalla libertà”, pubblicato a marzo 2018, mentre l’autore sedeva saldamente alla direzione de IlMattino. L’assunto di fondo parte da una prospettiva insolita e difficilmente contestabile: c’è in Italia una tendenza diffusa a chiedere e a pretendere condizioni spesso

Stranieri, straniere più specificamente, venute in Italia a faticare. E gente del Belpaese. Assalti alle baracche, immigrate scomparse o trovate morte e senza un nome. Familismo amorale capace di farsi complice dei peggiori misfatti contro chi metta in pericolo la sicurezza dei propri costumi, metta a rischio la campana di vetro del proprio modo, tranquillo o noioso, di vivere. Com’è

Chiamami con il tuo nome ha nelle ambientazioni avvolgenti, in alcuni dialoghi – alcuni, nella cura di certi dettagli, nella lenta creazione dell’attesa, nell’interpretazione di “Elio” e nella colonna sonora i suoi tratti migliori. Può rappresentare forse una carezza a tratti terapeutica per chi avrà affrontato altre ruvidezze nello stesso percorso di scoperta e a qualcuno piacerà sul piano politico.

Un romanzo di formazione schietto, una trama non scontata e ricca di dettagli e richiami a un mondo arcaico, dove le parole dette sono poche e pesanti, i gesti rari, significanti. La scrittura scorre fluida e porta progressivamente dentro al mondo interiore ed esteriore di una ragazza che vive un’esperienza non così rara negli ambienti più poveri dell’entroterra almeno fino

Il ritmo é avvincente, scandito da frequenti cambi di scena. I personaggi sono coerenti. Le ambientazioni presuppongono una conoscenza di massima dei luoghi in cui si svolgono le azioni in capo al lettore. Sembra scritto per essere tradotto in un episodio di una serie televisiva. La trama, infatti, risponde a un modello tipico dell’arte visiva. La tensione, tuttavia, ha alcuni