Due cose su NYC

agosto 23, 2026

Anche se si arriva che i mondiali di calcio sono finiti da pochi giorni non ci sono bandiere della Spagna fuori alle case, almeno nei quartieri residenziali. Ce ne sono molte degli Stati Uniti, pare ancora per il 4 luglio e per via dei 250 anniversario dell’indipendenza. Fuori ad alcune villette sventola anche qualche bandiera israeliana.

Nessuna palestinese, giusto una della pace nella zona a ridosso di Manhattan.

Il costo per una casa è fuori portata per i più. A Seaport, East River, zona rivalutata dopo gli ingenti danni di un uragano nel 2012,  un avviso segnala un’occasione: cinquanta metri quadrati a 4,985 dollari di affitto al mese.

Uno che lavora allo sportello in banca prende sui milleduecento dollari la settimana, non ce la fa neanche dedicando l’intero stipendio.

E non è detto che gliela diano per quella cifra poi, perché qui c’è un prezzo per la vendita o anche per l’affitto sugli avvisi delle agenzie, ma quando si contratta mica può solo scendere, può ancora salire.

L’inflazione viaggia a gonfie vele, lo si può notare nei negozi come ai ristoranti, ma ancor più sui tassi di interesse: se ti danno un mutuo ci paghi comunque il 5 o 6 per cento di tasso. La casa, insomma, è un vero lusso.

E spesso a New York sono seconde case di ultra ricchi, quelle che ora intende tassare il nuovo sindaco.

Per arrivarci ci sono strade con corsie preferenziali destinate ad auto con a bordo almeno tre persone, un modo intelligente per provare a contrastare il traffico che comunque non manca.

C’è chi la seconda casa, invece, la tiene in una zona balneare, a Cape May, ora località raffinata, un tempo città di pescatori che tiene ancora una cucina gustosa con squisite Crab Cake.

La libertà qui è un concetto concreto evidente ovunque. Puoi scegliere come condire qualsiasi piatto a cominciare dalla pasta, servita anche con il pollo per dire. E da molto prima che il poke prendesse anche in Italia il posto della buona vecchia cara insalata di riso. Puoi comporti la tua bambola come più ti aggrada. Entrare in un negozio American Girls apre a un mondo. Dentro non solo scegli per la bambola gli occhi, i capelli, il tipo di viso che preferisci ma puoi fare molto altro. Portare, per esempio, la tua bambola a farsi fare una nuova acconciatura da stilisti professionisti, regalarle una manicure o una giornata nella spa. O anche il buco all’orecchio, così che poi si possano vendere anche orecchini per la bambolina. Si trovano bambine e bamboline vestite tali e quali che fanno assieme l’esperienza della nuova acconciatura o prendono un tè nel bar dove ci sono sedute adatte anche per le bambole.

C’è per fortuna anche molto altro e sopratutto New York dà sempre questa forte sensazione di una città che sa il fatto suo, che ha il suo quid e niente deve dimostrare. Uno spettacolo, sempre.

A Bettery Park c’è un’area enorme per bambini con giochi semplici e divertenti, e così anche altrove in mille altri luoghi. Ovunque c’è un bagno pubblico o comunque accessibile, pulito e senza che costi. Tantissimi sono poi i posti all’aperto attrezzati con sedie e tavolini dove ci si può sedere e stare, e non sono di un bar o di un ristorante. Sono a disposizione della comunità e sono aumentati di molto dopo il Covid. Capita che nei pressi di tavolini e sedie ci siano anche espositori di quotidiani e di riviste, consultabili gratis ai tavolini all’aperto.

A Bryant Park cantanti e attori eseguono da decenni spezzoni dei propri musical in scena a Broadway. La migliore forma di promozione possibile. Si assiste stesi nel prato o seduti a un tavolino, è gratuito ma ci sono gli sponsor e può capitare che una sveglissima presentatrice inviti il pubblico a intonare con lei Ri-co-la, più e più volte.

Central Park, il Moma e il Guggenheim sono sempre un tripudio e non basterebbe mai il tempo per starci e visitare e scoprire nuovi oggetti di design da poter comprare.

Soho (che poi sta per South of Houston, una penserebbe chissà che) è il quartiere più bello, con meno rumori e più arte. Nelle gallerie si possono trovare pezzi straordinari, come litografie di Chagall, disegni di Picasso, una divina commedia interpretata in cento illustrazioni da Salvator Dalì e opere di tanti artisti contemporanei, anche se non sempre convincenti.

Spostandosi a Est si arriva a Nolita (North of Little Italy che si fa sempre più Little, mangiata ormai quasi del tutto da China Town).

Li può capitare di incappare in una stradina che costeggia un giardino particolare, con spazi verdi e sculture. Dentro c’è un bel po’ di gente che ascolta una ragazza declamare una sua poesia. Poi sarà la volta di un ragazzo e poi di un signore con lunghi capelli grigi . È l’Elisabeth Street Garden si legge su un manifestino ed è curato da volontari che hanno costituito una piccola comunità. Si fanno un sacco di eventi, dalle lezioni di yoga ai cineforum e sembra funzionare. Anche se pare sia in corso un contenzioso con l’amministrazione comunale che vorrebbe farne altro.

Altrove, fuori al grattacielo che porta il suo nome, un tizio indossa una maschera di gomma di Trump.

Invita a fare le foto con lui e imita le movenze del capo maga. Per una foto scuce pure sedici dollari. E c’è gente che si ferma e paga per una foto con quel tizio, con quella maschera. Contento lui che ci guadagna, contento verosimilmente Trump, ché tutto fa propaganda.   

Mamdami viaggia su altri binari: la sua faccia compare disegnata su t-shirt appese nei negozi di souvenir gestiti da egiziani e in libreria, in una Graphic novel sulla sua New York, che è tutto un programma politico.

Nelle stesse librerie, poi, come ovunque, ci sono spesso spazi attrezzati per i bambini e per le loro letture. La public library ha tutto un piano dedicato. I libricini anche per i più piccoli sono raccolti per tematiche e una di queste è Lgbt eccetera. Tra i titoli spiccano: It’s Pride Baby e Daddy and Dadda.

Fare la differenziata qui è uno spasso, due soli contenitori: uno per tutto quanto è riciclabile, carta, plastica, metallo, vetro, tutto assieme. L’altro per tutto il resto.

Più complicato è distinguere quel che vale la pena assaggiare da quel che no, per fortuna corre in soccorso chi ha un’esperienza trentennale.

Gli hotdog solo da Nathan’s, per un hamburger Peter Lugher a Williams è l’ideale, il gelato migliore, italiano, lo fa Amorino, per un Bellini e assaggi italiani c’è naturalmente Cipriani a DownTown.

Un passaggio lo merita la Fraunces Tavern, famosa per ragioni storiche che è facile trovare in rete, serve piatti particolari come lo  Scotch Egg, un uovo sodo avvolto in un impasto speziato di tre tipi di salsiccia della casa, impanato e fritto fino a doratura, servito con senape forte e miele al bourbon piccante. Una bomba, ma buona. Se si ha fortuna può capitare di gustarlo a pranzo mentre c’è una orchestrina jazz in sala.

C’è musica ovunque a New York, specie la sera e la notte, ma quello è un altro viaggio.

La città ha di suo che è godibile twentyforseven, sempre, a tutte le ore e a qualche che sia l’età.

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